Sono tre settimane che a pranzo dormo sotto gli alberi di qualche strada statale. Perché ho riunione in una scuola di mattina, e nel primo pomeriggio nell’altra e quindi, preso un panino in una stazione di servizio, ho potuto soltanto prendere un po’ di fresco verso le due del pomeriggio, nei dintorni della stazione di servizio di Sacchitello Nord (ogni giorno per tre settimane). Il fatto è che avere due terze medie, in due Medie diverse, in due città diverse, e con due presidi che sono in guerra è una cosa terribile, per un prof che si ritrova in mezzo a questa faida combattuta a colpi di fax. Si detestano, e avereun prof in comune fornisce un’arma per ostacolare l’altra scuola…un preside è gentile, l’altro è combattivo, e quando presi servizio, in presidenza abbiamo ringhiato. Poi io ho compreso, e lui ha anche capito che sono preparato ed efficiente.
Comunque…
Un fax arriva in una Scuola Media, spedito dall’altra, e contiene una sfilza di date in cui il Prof V******sarà impegnato presso codesto Istituto. Mi sono stati assegnati ruoli che vanno ben oltre le competenze di un insegnante curricolare (sorveglianza, correzione, ratifica multipla etc). Lo scopo era quello di ostacolare l’altro preside che svolgeva gli esami in contemporanea): negli esami di stato, se manca un solo insegnante, il dirigente deve spostare tutte le date, gli scrutini, le ratifiche ed adeguarsi. La scuola che si è dovuta adeguare conta un corpus di 85 insegnanti. Per il mio “sequestro”, una collega ha perso i soldi spesi in un volo per New York, visto che i miei impegni multipli nella prima scuola hanno limitato fortemente le date a disposizione nella seconda scuola.
Il risultato è stato un accavallarsi di impegni molto gravosi negli stessi giorni, di spostamenti lampo in auto, di panini “Icaro” e di acqua da bere durante il viaggio (qui ci sono stati 37 gradi, ma in tv hanno detto 30).
Sto sudando i miei soldi. Ma tutto mi piace. Volevo essere un professore di scuola media, e mi piace.
Ambedue le scuole sono considerate, nelle rispettive città due scuole d’èlite. Ma, una delle due, è una cittadina ricca, ma d’èlite non è. I collegi e i consigli di classe sono un vociare continuo. L’altra scuola è fine a tutti gli effetti. Si dialoga a bassa voce, si aspetta finisca l’uno perché l’altro esponga, ci si sorride la mattina.
Torno dalla scuola d’elite per recarmi a quella d’elite provinciale. Caldo asfissiante. Ho le mani bagnate dall’acqua minerale. Li dentro, nel loro tipico accento si stanno letteralmente scannando:” Ma se il ragazzo con me non studia, perché gli devo dare otto, solo perché è bravo in matematica?”
“Io sto zitta e non sto parlando per questo,” urla un’altra, “tanto la religione non fa media, e nemmeno testo a quanto pare”.
La vicepreside è una bella donna, sulla cinquantina, veste spesso Gucci, ma s’è lasciata trascinare, e inveisce anche lei. Sono in dodici, se fuori ci stanno 37 gradi, li dentro almeno 40. Mi domando come non sentano caldo, quando apro quella porta e vengo investito dall’ondata tropicale prodotta dalle loro escandescenze.
Co vorrebbe un pentagramma per esporre la polifonia, la stratificazione del vociare di quella riunione. C’era qualcosa di felliniano. Un’energia potentissima che vinceva persino il caldo. Fino a mezz’ora prima avevo visto a Sacchitello gente trascinarsi spossata dall’auto al bar per la temperatura, senza la minima forza…io stesso barcollavo.Il caldo abbassa la pressione.
Alla riunione io non grido, sarei stato tentato, perché tanto li gridano tutti e sarei passato inosservato. Mi sento debolissimo, temo pressione bassa. Mi alzo, barcollo un po’ e vado verso la macchinetta del caffè. Maledizione, Mai successa una cosa del genere…..””””TTTTTTTTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!”””””
Un rumore come un trapano. Resto di ghiaccio:”Mannaggia, in questo caos ci mancava anche questa macchinetta semi rotta che fa questo rumore assordante!!!”. Controllo i miei colleghi. SI girano tutti verso me, mi fissano e continuano a dettare i voti di fine quadrimestre, ma urlando più forte per coprire il rumore della macchinetta. Io resto sconvolto dalla capacità di adattamento. Stacca il caffè, silenzio di tomba, staccano tutti. Si rigirano e tacciono, stupiti del silenzio.
IO: ”Scusatemi, ma avevo bisogno di un caffè, ho fatto troppo rumore…”
Secondo episodio. Sento l’esigenza di scappare a Catania, non so perché. La coda è infernale. Vado all’Auchan, sono come impazzito dalla violenza di questa vita programmata (che a parte la violenza, è bella). All’ auchan vendono le cose ad un euro (assorbenti, batterie, RioMareSnack, Olive snocciolate e passata di pomodoro, costumi da bagno e tanto altro). Calca di gente che muove le braccia come se fossero pale di mulini a vento, avvicinandosi agli stand, ai cestoni dove sta ‘sta merce. Ma non li muove quando arriva li, le inizia a muovere prima le braccia, come se stesse nuotando, preparandosi al gesto di allargare la merce e frugare meglio. Simulo il movimento e mi tuffo. Una signora paffuta, con una treccia di perle che le scende dai capelli ultra laccati, vestito di seta rosso carmiglio, phard rosso, un profumo molto dolciastro spinge il carrello e tutti fuggiamo. Suo marito la segue rimbrottando. Erano ad un matrimonio e sono passati dall’Auchan la cosa era evidente dall’abbigliamento. C’era l’offerta tutto a un euro. Riempio due buste. Compro le ciliegie.La sera uscirò. Quano mangio le ciliegie mi va lo stomaco in disordine. Voglio farmi del male, stasera, quando sarò in giro. Sono un iena scagliata contro se stessa.
Riparto per Catania con tre buste piene piene e trovo la fila ancora più larga, ancora più ferma. Nonostante il caldo , tutti senza l’aria condizionata, nelle auto. Metto lo stereo a tutto volume. CI metto la Sinfonia Demoniaca di Mozart, il Minuetto, la K.40. La gente è sudata, io sono sudato. Macchine piene piene di persone sudate e sfatte. Gli altri hanno lo stereo spento, i finestrini abbassati, sono tutti nervosi e pronti ad aggredire come me.. Quella sinfonia in quel caldo asfissiante, tra quella gente è una coltellata, qualcuno mi osserva con sguardo cattivo. Io ho un ghigno malefico ed aumento il volume. Quando finisce punto su “Una notte su Monte Calvo” di Modest Mussorgsky.
Non ho scritto perché questo è il mio tran tran quotidiano. Domani, per la prima volta sarò a casa, per un giorno. Non mi sembra vero. Ho comprato Estee Lauder femminile (io uso quello maschile) per spruzzarlo a volte nelle lenzuola, e ricordare l’odore delle rose. L’odore delle bambine di cui ero innamorato, perennemente da bambino. Dei giardini e degli orti. L’odore delle rose…
Poco fa ho ascoltato un pezzo per pianoforte di Shostakovich, lo imparerò a suonare, mi ha fatto male sentirlo. Domani sarà un giorno tutto per me. Tutto mio. Tuuuuutttooo mmmiiiioooooo!!!!!
Comunque…
Un fax arriva in una Scuola Media, spedito dall’altra, e contiene una sfilza di date in cui il Prof V******sarà impegnato presso codesto Istituto. Mi sono stati assegnati ruoli che vanno ben oltre le competenze di un insegnante curricolare (sorveglianza, correzione, ratifica multipla etc). Lo scopo era quello di ostacolare l’altro preside che svolgeva gli esami in contemporanea): negli esami di stato, se manca un solo insegnante, il dirigente deve spostare tutte le date, gli scrutini, le ratifiche ed adeguarsi. La scuola che si è dovuta adeguare conta un corpus di 85 insegnanti. Per il mio “sequestro”, una collega ha perso i soldi spesi in un volo per New York, visto che i miei impegni multipli nella prima scuola hanno limitato fortemente le date a disposizione nella seconda scuola.
Il risultato è stato un accavallarsi di impegni molto gravosi negli stessi giorni, di spostamenti lampo in auto, di panini “Icaro” e di acqua da bere durante il viaggio (qui ci sono stati 37 gradi, ma in tv hanno detto 30).
Sto sudando i miei soldi. Ma tutto mi piace. Volevo essere un professore di scuola media, e mi piace.
Ambedue le scuole sono considerate, nelle rispettive città due scuole d’èlite. Ma, una delle due, è una cittadina ricca, ma d’èlite non è. I collegi e i consigli di classe sono un vociare continuo. L’altra scuola è fine a tutti gli effetti. Si dialoga a bassa voce, si aspetta finisca l’uno perché l’altro esponga, ci si sorride la mattina.
Torno dalla scuola d’elite per recarmi a quella d’elite provinciale. Caldo asfissiante. Ho le mani bagnate dall’acqua minerale. Li dentro, nel loro tipico accento si stanno letteralmente scannando:” Ma se il ragazzo con me non studia, perché gli devo dare otto, solo perché è bravo in matematica?”
“Io sto zitta e non sto parlando per questo,” urla un’altra, “tanto la religione non fa media, e nemmeno testo a quanto pare”.
La vicepreside è una bella donna, sulla cinquantina, veste spesso Gucci, ma s’è lasciata trascinare, e inveisce anche lei. Sono in dodici, se fuori ci stanno 37 gradi, li dentro almeno 40. Mi domando come non sentano caldo, quando apro quella porta e vengo investito dall’ondata tropicale prodotta dalle loro escandescenze.
Co vorrebbe un pentagramma per esporre la polifonia, la stratificazione del vociare di quella riunione. C’era qualcosa di felliniano. Un’energia potentissima che vinceva persino il caldo. Fino a mezz’ora prima avevo visto a Sacchitello gente trascinarsi spossata dall’auto al bar per la temperatura, senza la minima forza…io stesso barcollavo.Il caldo abbassa la pressione.
Alla riunione io non grido, sarei stato tentato, perché tanto li gridano tutti e sarei passato inosservato. Mi sento debolissimo, temo pressione bassa. Mi alzo, barcollo un po’ e vado verso la macchinetta del caffè. Maledizione, Mai successa una cosa del genere…..””””TTTTTTTTTTRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!”””””
Un rumore come un trapano. Resto di ghiaccio:”Mannaggia, in questo caos ci mancava anche questa macchinetta semi rotta che fa questo rumore assordante!!!”. Controllo i miei colleghi. SI girano tutti verso me, mi fissano e continuano a dettare i voti di fine quadrimestre, ma urlando più forte per coprire il rumore della macchinetta. Io resto sconvolto dalla capacità di adattamento. Stacca il caffè, silenzio di tomba, staccano tutti. Si rigirano e tacciono, stupiti del silenzio.
IO: ”Scusatemi, ma avevo bisogno di un caffè, ho fatto troppo rumore…”
Secondo episodio. Sento l’esigenza di scappare a Catania, non so perché. La coda è infernale. Vado all’Auchan, sono come impazzito dalla violenza di questa vita programmata (che a parte la violenza, è bella). All’ auchan vendono le cose ad un euro (assorbenti, batterie, RioMareSnack, Olive snocciolate e passata di pomodoro, costumi da bagno e tanto altro). Calca di gente che muove le braccia come se fossero pale di mulini a vento, avvicinandosi agli stand, ai cestoni dove sta ‘sta merce. Ma non li muove quando arriva li, le inizia a muovere prima le braccia, come se stesse nuotando, preparandosi al gesto di allargare la merce e frugare meglio. Simulo il movimento e mi tuffo. Una signora paffuta, con una treccia di perle che le scende dai capelli ultra laccati, vestito di seta rosso carmiglio, phard rosso, un profumo molto dolciastro spinge il carrello e tutti fuggiamo. Suo marito la segue rimbrottando. Erano ad un matrimonio e sono passati dall’Auchan la cosa era evidente dall’abbigliamento. C’era l’offerta tutto a un euro. Riempio due buste. Compro le ciliegie.La sera uscirò. Quano mangio le ciliegie mi va lo stomaco in disordine. Voglio farmi del male, stasera, quando sarò in giro. Sono un iena scagliata contro se stessa.
Riparto per Catania con tre buste piene piene e trovo la fila ancora più larga, ancora più ferma. Nonostante il caldo , tutti senza l’aria condizionata, nelle auto. Metto lo stereo a tutto volume. CI metto la Sinfonia Demoniaca di Mozart, il Minuetto, la K.40. La gente è sudata, io sono sudato. Macchine piene piene di persone sudate e sfatte. Gli altri hanno lo stereo spento, i finestrini abbassati, sono tutti nervosi e pronti ad aggredire come me.. Quella sinfonia in quel caldo asfissiante, tra quella gente è una coltellata, qualcuno mi osserva con sguardo cattivo. Io ho un ghigno malefico ed aumento il volume. Quando finisce punto su “Una notte su Monte Calvo” di Modest Mussorgsky.
Non ho scritto perché questo è il mio tran tran quotidiano. Domani, per la prima volta sarò a casa, per un giorno. Non mi sembra vero. Ho comprato Estee Lauder femminile (io uso quello maschile) per spruzzarlo a volte nelle lenzuola, e ricordare l’odore delle rose. L’odore delle bambine di cui ero innamorato, perennemente da bambino. Dei giardini e degli orti. L’odore delle rose…
Poco fa ho ascoltato un pezzo per pianoforte di Shostakovich, lo imparerò a suonare, mi ha fatto male sentirlo. Domani sarà un giorno tutto per me. Tutto mio. Tuuuuutttooo mmmiiiioooooo!!!!!
2 commenti:
tanto stress... ma leggerlo è stato un piacere
:)
Forse l'anno prssimo sarò molto più liber. con la riforma gelmini, sarò un prof fantasma...:(
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