
Šostakovič, Dmitrij Dmitrevič (San Pietroburgo 1906 - Mosca 1975), compositore sovietico.
Nel mio percorso accademico ho subito varie fascinazioni, motivate probabilmente dal mio livello di maturazione estetica, personale, o semplicemente dalla mia crescita personale. Credo infatti che ognuno si rispecchi in un artista, perché il messaggio lanciato dall’artista faccia vibrare per simpatia il filo conduttore della propria esistenza. Tra i miei preferiti in assoluto, sempre Bach, Ravel, Franck. Degli outsider? Sicuramente si.
Bach è un gioiello di policromia, un diamante di matematica pura, una costruzione architettonica. In lui si può ritrovare l’eleganza della misura, della coralità, della perfetta conoscenza dei calcoli fiamminghi. Lo considerarono sorpassato nella sua epoca perché era troppo avanti rispetto a loro.
Ravel, in fondo fu sempre considerato un alter ego di Debussy. Avevano lo stesso gusto per l’eleganza, la stessa raffinatezza francese, la stessa ricerca timbrica sul pianoforte. Ravel non è soltanto il Bolero. Il grosso del problema sta proprio qui.
Cesar Franck operò come organista in Belgio. Un altro sorpassato? Amante della polifonia, fuse delle reminescenze bachiane, la sua spiritualità con un erotismo permeato di sottomissione devota. Io ho suonato in diverse occasioni il Preludio, Corale e Fuga. Il Corale è un canto di file di devoti in una cattedrale. Bisogna immaginare questo. Una bellezza inimmaginabile. Torbido, in fondo. Caste le prime note che risaltano nella destra mentre nello sfondo stanno tutti i peccati nascosti. Bambini in prima fila, adulti in fondo alla cattedrale buia.
Ho sempre odiato Chopin, i suoi slanci misurati o esasperati fatti a misura di signore parigine. Ho sempre detestato Beethoven, il suo gigantesco senso della variazione. Il suo senso di prigionia derivante dalla consapevolezza di essere isolato per la sua superiorità in una Vienna decadente.
Le sue sinfonie e le sue sonate per pianoforte mi opprimono.
Šostakovič, Dmitrij Dmitrevič (San Pietroburgo 1906 - Mosca 1975), compositore sovietico.
L’intellighenzia conservatoriale ha consacrato per lungo tempo Stravinskji e Prokofie’v a icone supreme della musica russa del ‘900. Loro hanno solo creato musica impegnata, mai giocato col popolare. Da poco i dotti si sono accorti della “superiorità” di Shostakovich.
Lo conobbi quando dovetti preparare un suo concerto per gli esami di diploma. Mi dissero, lo compose per il figlio morto. Non ho se è vero, non ho ancora voluto comprare una biografia dell’ultimo dei grandi russi per assorbirlo lentamente, visto che ne sono quasi ossessionato.
Il concerto per pianoforte e orchestra in Fam op102 n.2 inizia con un motivetto infantile, giocoso. Viene riproposto in tutte le angolazioni possibili. A un certo punto viene proposto in una maniera che sa di quell’energia primitiva che solo i bambini possono avere. Violento, dissonante, enormi blocchi plastici costruiti dall’orchestra. Una gioia fuori di senno. Cosa pensava Dimitri quando lo scrisse…
Quando altri musicisti in quel periodo si plagiavano dell’esclusiva di rompere con tutti gli schemi preesistenti (Schoenberg, ad esempio), lui, dopo una esplorazione ardua di tutti i i linguaggi più avanzati, decise di ritornare indietro e riscoprire la musica tradizionale del suo popolo. Mostrando in maniera molto nascosta la sua prodigiosa formazione accademica. Scrisse pezzi per balere, Sinfonie che vennero censurate perché denunciavano gli eccidi avvenuti ad opera dei nazisti e del regime sovietico. Il potere lo acclamava e lo premiava per la sua grandezza, ma lo ammoniva quando lui denunciava i soprusi a danno dei diritti umani. Fu obbligato a cambiare delle parti delle sue opere. Le sue prime causarono tensioni fortissime, a Mosca. Gli altri musicisti lo considerarono un “venduto”, solo perché rimase in Russia”. Non riesco a continuare perché dovrei usare un linguaggio tecnico, raffinato, parlando di Shostakovich, dopotutto sono un topolino da conservatorio. Ma sono troppo innamorato di lui per poter essere tecnico e raffinato. Se lo avessi davanti gli direi: “Benedetta la natura che ti fece. Benedetto Dio che ti ha permesso di sopravvivere. Sei il mio Dio della musica e vorrei capire come hai potuto elaborare tanta bellezza, tanto dolore, tanta gioia, tanta schizofrenia, tanta….”
Infantile, remoto, sofisticatissimo, remoto. Remoto perché certi suoi pezzi hanno il sapore di melodie kazake. Non finirò mai di scoprirlo. Allora, se siete disposti al contagio…
Concerto per pianoforte e orchestra op 102 in Fam
Jazz Suite (falsa musica da balera…)
Novorossinskjy Chimes
Sinfonia n.13 “Babi Yar” (davvero troppo impegnativa però, e necessita di documentazione sul suo contenuto).
Mi vergogno a dirlo, ma un suo pezzo molto famoso è il Valzer che si sente in quel film di Kubrick con Tom Cruise, all’apertura…e pazienza…si intitola Russian Waltz. Lo troverete sotto forma di Waltz n. 2. Alla maniera del valzer viennese…(però, che volgarità, Shostakovich con un attore Americano, ma vaffanculo…)
Se poi vogliamo sempre continuare ad ascoltare la Pastorale di Beethoven, no problem. Ma cerchiamo di ricordare che la musica classica non è qualcosa di perfetto. Anche essa si evolve nel linguaggio. E se poi si è passato oltre un motivo c’è.
PS: Attenzione alle risposte nei post, perché sono molto bellicoso, in questi casi.
Il post è molto sgangherato perché non può essere altrimenti, visto che sto parlando del mio ………del mio……ma se vengo provocato so parlare con cognizione di causa.
Baci e matriosche. ;)
Nel mio percorso accademico ho subito varie fascinazioni, motivate probabilmente dal mio livello di maturazione estetica, personale, o semplicemente dalla mia crescita personale. Credo infatti che ognuno si rispecchi in un artista, perché il messaggio lanciato dall’artista faccia vibrare per simpatia il filo conduttore della propria esistenza. Tra i miei preferiti in assoluto, sempre Bach, Ravel, Franck. Degli outsider? Sicuramente si.
Bach è un gioiello di policromia, un diamante di matematica pura, una costruzione architettonica. In lui si può ritrovare l’eleganza della misura, della coralità, della perfetta conoscenza dei calcoli fiamminghi. Lo considerarono sorpassato nella sua epoca perché era troppo avanti rispetto a loro.
Ravel, in fondo fu sempre considerato un alter ego di Debussy. Avevano lo stesso gusto per l’eleganza, la stessa raffinatezza francese, la stessa ricerca timbrica sul pianoforte. Ravel non è soltanto il Bolero. Il grosso del problema sta proprio qui.
Cesar Franck operò come organista in Belgio. Un altro sorpassato? Amante della polifonia, fuse delle reminescenze bachiane, la sua spiritualità con un erotismo permeato di sottomissione devota. Io ho suonato in diverse occasioni il Preludio, Corale e Fuga. Il Corale è un canto di file di devoti in una cattedrale. Bisogna immaginare questo. Una bellezza inimmaginabile. Torbido, in fondo. Caste le prime note che risaltano nella destra mentre nello sfondo stanno tutti i peccati nascosti. Bambini in prima fila, adulti in fondo alla cattedrale buia.
Ho sempre odiato Chopin, i suoi slanci misurati o esasperati fatti a misura di signore parigine. Ho sempre detestato Beethoven, il suo gigantesco senso della variazione. Il suo senso di prigionia derivante dalla consapevolezza di essere isolato per la sua superiorità in una Vienna decadente.
Le sue sinfonie e le sue sonate per pianoforte mi opprimono.
Šostakovič, Dmitrij Dmitrevič (San Pietroburgo 1906 - Mosca 1975), compositore sovietico.
L’intellighenzia conservatoriale ha consacrato per lungo tempo Stravinskji e Prokofie’v a icone supreme della musica russa del ‘900. Loro hanno solo creato musica impegnata, mai giocato col popolare. Da poco i dotti si sono accorti della “superiorità” di Shostakovich.
Lo conobbi quando dovetti preparare un suo concerto per gli esami di diploma. Mi dissero, lo compose per il figlio morto. Non ho se è vero, non ho ancora voluto comprare una biografia dell’ultimo dei grandi russi per assorbirlo lentamente, visto che ne sono quasi ossessionato.
Il concerto per pianoforte e orchestra in Fam op102 n.2 inizia con un motivetto infantile, giocoso. Viene riproposto in tutte le angolazioni possibili. A un certo punto viene proposto in una maniera che sa di quell’energia primitiva che solo i bambini possono avere. Violento, dissonante, enormi blocchi plastici costruiti dall’orchestra. Una gioia fuori di senno. Cosa pensava Dimitri quando lo scrisse…
Quando altri musicisti in quel periodo si plagiavano dell’esclusiva di rompere con tutti gli schemi preesistenti (Schoenberg, ad esempio), lui, dopo una esplorazione ardua di tutti i i linguaggi più avanzati, decise di ritornare indietro e riscoprire la musica tradizionale del suo popolo. Mostrando in maniera molto nascosta la sua prodigiosa formazione accademica. Scrisse pezzi per balere, Sinfonie che vennero censurate perché denunciavano gli eccidi avvenuti ad opera dei nazisti e del regime sovietico. Il potere lo acclamava e lo premiava per la sua grandezza, ma lo ammoniva quando lui denunciava i soprusi a danno dei diritti umani. Fu obbligato a cambiare delle parti delle sue opere. Le sue prime causarono tensioni fortissime, a Mosca. Gli altri musicisti lo considerarono un “venduto”, solo perché rimase in Russia”. Non riesco a continuare perché dovrei usare un linguaggio tecnico, raffinato, parlando di Shostakovich, dopotutto sono un topolino da conservatorio. Ma sono troppo innamorato di lui per poter essere tecnico e raffinato. Se lo avessi davanti gli direi: “Benedetta la natura che ti fece. Benedetto Dio che ti ha permesso di sopravvivere. Sei il mio Dio della musica e vorrei capire come hai potuto elaborare tanta bellezza, tanto dolore, tanta gioia, tanta schizofrenia, tanta….”
Infantile, remoto, sofisticatissimo, remoto. Remoto perché certi suoi pezzi hanno il sapore di melodie kazake. Non finirò mai di scoprirlo. Allora, se siete disposti al contagio…
Concerto per pianoforte e orchestra op 102 in Fam
Jazz Suite (falsa musica da balera…)
Novorossinskjy Chimes
Sinfonia n.13 “Babi Yar” (davvero troppo impegnativa però, e necessita di documentazione sul suo contenuto).
Mi vergogno a dirlo, ma un suo pezzo molto famoso è il Valzer che si sente in quel film di Kubrick con Tom Cruise, all’apertura…e pazienza…si intitola Russian Waltz. Lo troverete sotto forma di Waltz n. 2. Alla maniera del valzer viennese…(però, che volgarità, Shostakovich con un attore Americano, ma vaffanculo…)
Se poi vogliamo sempre continuare ad ascoltare la Pastorale di Beethoven, no problem. Ma cerchiamo di ricordare che la musica classica non è qualcosa di perfetto. Anche essa si evolve nel linguaggio. E se poi si è passato oltre un motivo c’è.
PS: Attenzione alle risposte nei post, perché sono molto bellicoso, in questi casi.
Il post è molto sgangherato perché non può essere altrimenti, visto che sto parlando del mio ………del mio……ma se vengo provocato so parlare con cognizione di causa.
Baci e matriosche. ;)
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