ArtKore

lunedì 30 aprile 2007

Resoconto di una giornata tipo


Domenica 29 Aprile (ieri)

Ore 7 .00 Sveglia

Ore 7.01 Mi metto le mani nei capelli e concretizzo che tantissime cose da fare, e mi conviene filare, e alla grande.

Ore 9.oo I ragazzi sono stati puntualissimi. Occhi gonfi e sguardi di rimprovero per la levataccia che ho fatto fare loro, di domenica. Faccio presente che anch'io avrei dormito un altro pò.

Iniziamo a provare, il sound è very good. R. percuote i tamburi con troppa violenza, il pezzo acquisisce carattere tribale. Resto soddisfatto ma perplesso.

Ore 10.30 Lascio i ragazzi a provare da soli (il 13 si esibiranno ad Acireale e sono elettrici), e vado a fare le prove col coro polifonico. Genere assolutamente diverso. Polifonia cinquecentesca e pezzi di Mozart.

Ore 11.30' Torno dai ragazzi, hanno lavorato bene. Altre piccole rifiniture. Urlo a S. che se non fa graffiare il suono di quel sassofono, gli premo la pancia fino a fargli uscire tutto il fiato che ha in corpo.

Ore 13'00'' Casa.

Mi sono scocciato di fare sta lista con gli orari, procedo in modo discorsivo. Alle 14.30 partiamo per Caltanissetta. Tre pulmini colmi di adulti vocianti, quasi tutti insegnanti, i membri del coro polifonico. Io soffro di mal d'auto e mi immobilizzo nel mio posticino. Arrivati in autostrada prendo parte alle baruffe. E' una lotta tra loro. Qualcuna ogni tanto si piazza nell'estremità anteriore del bus, si rivolge verso i passeggeri e urla al microfono:"Ragazzi, parlate sottovoce, se volete cantiamo una canzone". I ragazzi siamo noi, dai trenta ai cinquanta, e ridacchiamo sugli effetti che provoca l'insegnare per troppo tempo in una scuola media. Io guardo verso le montagne, le aspre montagne dove avevamo delle campagne, Assannata e a Codda.

Mi giro e urlo a M.:"Professorè, assettiti e muta ca non si a scola".

Arriviamo a Caltasnissetta e sbircio un bar. Partiamo con F., gli altri ci vedono. Un gregge di cinquanta persone, alle quattro del pomeriggio, tutti con vestito nero e look ultra elegante, la divisa, in pratica. Il bar è chiuso. Nell'attesa, le donne parlano delle lavastoviglie e della loro utilità.

Tutte donne affermate professionalmente sono, che in genere sentono il bisogno di sentirsi delle casalinghe DOC, quando fanno branco.


M. afferma:" Conosco delle persone che, prima di mettere i piatti nella lavastoviglie, li insaponano. Una donna che fa questo è UNA CRETINA!!". Le altre tacciono. Qualcuna tra di loro, sicuramente, avrà tale abitudine. Noi esponenti uomini intuiamo e aspettiamo l'esplosione.


Dopo tre secondi, l'inferno, davanti al bar chiuso di Caltanissetta.


Arrivano gli altri cori. E' una rassegna. Ce ne sono parecchi. Li guardiamo con aria di sufficienza.
Io rivolgo i miei sguardi sadici agli organisti degli gli altri cori. SOno il più giovane e il più carino, tra tutti loro. Ma non ci vuole molto, ad essere il più carino nell'ambinete musicale. Loro, vivono solo per le note. I coristi e le coriste, invece osservano cinici gli altri coristi antagonisti.

Io sono talmente stanco che perdo le corrette abitudini sociali. Osservo un gruppo di coristi, senza cercare di nascondere loro il mio scrutarli. Dopo un pò vedo che mi guardano con un sorriso tirato, una maschera da suoricine e fraticelli misericordiosi. Tutti con la stessa espressione. Giro i tacchi e torno fra i miei.

La rassegna si svolge in una chiesa, abbastanza grande, gremita di persone e di politici. Durante la Messa i cori animano delle parti differenti della liturgia. Nel nostro turno, alla Comunione, L'Ave Verum non basta, troppa gente in fila. Mi viene suggerito di suonare qualcosa. Suono Aria sulla Quarta corda, solo, con l'organo. A memoria, dopo tre anni che non la suonavo. Ricostruisco il pezzo a mente, col terrore di sbagliare qualche processo mnemonico. Non sbaglio. Il coro di Caltanissetta canta a bocca chiusa il pezzo, mentre lo suono. Co guardiamo e sorrido loro, per ringraziarli di non avermi lasciato da solo. Il risultato è molto bello.
Finisco e mi dicono tutti, sottovoce, "Bravo bravo, bravo". Veramente, non ho capito il perchè.

Fine della Messa, inizio rassegna. Cominciamo a fare amicizia, tra di noi. Un pianista di un altro coro è gentilissimo con me, e mi fa usare la sua apparecchiatura.

Alle ventidue e trenta il buffet. Siamo tutti allupati. Io faccio tre bis. Nessuno aveva il senso del limite. La fame ha annullato il "Bon Ton". Undici e trenta, ritorno a casa. All'una mi infilo a letto, stordito. Osservo la stanza, il pianoforte antico, i quadri fatti da mia nonna, il letto di ferro battuto con gli angeli.

Comincio a sognare di trovarmi "a ssannata", una nostra campagna piena di fichidindia, frumento e alberi da frutta. Sogno di stare davanti alla porta dell'abitazione di pietre e tegole che ci stava lì. Ci dormivano i miei avi, a volte, quando dovevano restare in campagna per controllare che nessuno rubasse il frumento della mietitura.

Una volta, quando avevo dieci anni, mio padre mi lasciò a fare la guardia "a Codda", nella campagna di fronte "a Ssannata".


Questo non è il sogno, è ricordo.

Mi feci una torretta con i sacchi di frumento, e mi infilai nel piccolo rifugio. Nel pagliaio non ci volevo stare, a volte avevo visto un serpente, lì dentro. Lui doveva andare al paese a chiamare il trattorista, perchè portasse il frumento raccolto, su, al paese. Quando lui si allontanò ebbi paura. Si vedeva il paese, da lontano. Il lato poco abitato, ma si vedevano le lucine della strade, confortante. Ma intorno a me, l'oscurità più fitta. Non hanno mai portato la corrente elettrica, in quelle zone. Con la lampadina tascabile, entrai nel pagliaio e presi da lì il coltello. Mi infilai nel mio rifugio di sacchi, con l'arma. Niente briganti mafiosi, ma mi faceva sentire più protetto, quel coltello. Dopo un pò compresi che il buio non era proprio nero, e che a circa un chilometro, un pastore portava il gregge a casa. Rumore di campanacci, muggiti e lui che cantava qualcosa. Tremai per la felicità. A destra, anche se molto lontano, c'era anche altra gente che aveva finito di mietere. Ma il coltello lo tenevo fermo in mano, a denti stretti. A Codda si trova di fronte all'Assannata.


E adesso ritorno al sogno.

Sono all'Assannata, seduto sull'uscio di casa, di giorno. Lullu e Mariola mi passano davanti senza ringhiare. Sono cani famelici, in genere. Due cani di cui mio zio Ciccino andava fierissimo, che erano in grado di tenere a distanza tutti i cani dei pastori che invadevano le sue terre, fossero stati il doppio di loro.

Sento il fresco dell'interno del pagliaio, dietro le mie spalle. Davanti, l'arsura, la distesa delle campagne, il frinire delle cicale. Il vento bollente. La sete della terra. Più giù, il trattore. E tanti uomini sudati, anche i miei fratelli, con un fazzoletto bianco legato in testa per proteggersi dal sole.

Apro gli occhi e mi sveglio. Provo una fitta al cuore. Sto per piangere. Diluvia, stanotte. Non fa il caldo dell'Assannata.

Sul tavolo vedo il flaconcino di Burberry, la cravatta, il vestito nero che avevo messo prima di partire per Caltanissetta. Gli spartiti.


Non vedo l'ora di ritornare a letto, stasera, per viaggiare di nuovo nel tempo.
Ma adesso devo sbrigarmi. Devo fare tre ore di lezioni di piano, un'ora di prove, e se S. non si decide a far ruggere il sax lo farò piangere. Ogni tanto faccio piangere qualche ragazzino svogliato.


E poi andare in palestra, per frignare, arrivato lì, che "proprio, ci sono andato, ma non ho voglia di muovere nemmeno un dito". E che se resto racchio e non muscoloso, non me ne frega proprio niente. A quel punto, l'istruttore mi dirà, al solito, che trascino nella cattiva strada anche i più costanti del gruppo di corpo libero. E che la devo finire di fare sempre disordini.

Stupido istruttore fanatico.
:(

3 commenti:

xerxes ha detto...

ci sono dei passaggi nei tuoi post che hanno un sapore cinematografico... a volte mentre leggo dei passaggi vedo una scena nella mia mente con tanto di primi piani e panoramiche:-)

xerxes ha detto...

... a proposito odio quelli che fanno casino e parlano ad alta voce in palestra ... meno male che frequentiamo due palestre diverse... se capiti nella mia annullo abbonamento

Anonimo ha detto...

Stasera sono stato zitto zitto. Sono mogio oggi, sto male...
:(