
A Natale ho scoperto cosa significa dirigere, mettendo in atto le competenze acquisite durante la mia ultima specializzazione. Con la mia "maestra", sono state lotte dure, inizialmente. Nelle lezioni, mi ritrovavo davanti quaranta persone che avrebbero cantato o suonato seguendo le mie braccia., la mia postura e la mia espressione. Nelle ore delle sue lezioni io disturbavo continuamente, distraendo gli altri del gruppo. L'ho odiata ferocemente. Ho sempre odiato cantare, e mi ritrovavo a farlo, per istruire il coro. Tre anni di torture.
Prima dell'esame finale, mi ha detto che sono un musicista.
La odiavo perchè credevo di non riuscire a piacerle.
Poi, all'esame mi ha dato trenta e lode.
Ho composto un pezzo per sole voci basato su dei versi di Tagore. "Se piove, non vedi volare farfalle....scomparse, nascoste, ma dove? Nei calici dei tulipani..."
Ho odato un senso a quei versi. La bellezza c'è anche se non la vedi. E ho scritto il pezzo, di conseguenza, con grande attenzione alle armonie.
Sapeva di monito, di protezione. Iniziava lento, ambiguo. Poi, la parte dei soprani svelava tutto, improvvisamente, aggiungendo il tassello mancante.
Quando l'ho diretta, ho catturato il coro, me ne sono reso conto. E lei ne era fiera.
Lei è nominata come una bravissima che dà tutto e vuole tutto.
L'ho sentita mentre diceva al commissario esterno: "E' un tipino, ma ha la musica dentro. Ha trasportato il coro dove voleva lui, anche se il gesto potrebbe essere migliorato, ottiene quello che vuole, trasmettendo emozioni".
Ero incredulo.
A Natale, stanco delle perversioni della musica elettronica, ho lavorato ad un progetto realizzato con centoventi bambini della scuola elementare. Canti tradizionali inglesi ed italiani.
Ho tirato fuori quelle nenie che sentivo da piccolo e le ho riarrangiate, con sobrietà, con una dolcezza misurata. White Christmas, invece, l'ho resa demoniaca, in un certo senso.Sussurri e parlati che rimandavano ai cartoni animati di Tim Burton.
Gestualità da marionette, una ssssss prolungata su degli accordi dissonanti da carillon
Di notte, a casa mia facevo gli arrangiamenti, due giorni a settimana, invece, facevo fare le prove ai bambini.
Ho compreso cosa significa avere duecento quaranta occhietti che ti scrutano, e che, se modifichi la tua espressione, cantano in maniera del tutto diversa.
La sera eravamo tutti distrutti.
Ma i bambini venivano alle prove un'ira prima dell'orario prestabilito.
Ho scelto una bambina come solista, e poi altri.
Mi hanno detto che la madre soffriva di sclerosi multipla.
Chissà, quel cuoricino quali carezze riceveva, dall'essere stata scelta. Chissà cosa significa nel cuore di una bambina poter cantare da sola, e dirlo alla mamma, al ritorno da scuola.
Mi sono dato un senso.
Abbiamo dovuto replicare lo spettacolo tre volte. E' stato un happening collettivo.
La terza volta è successo in una grande e fredda chiesa del mio paese. Dicembre, all'interno circa 5 gradi. I bambini imbottiti di maglioni di lana sotto la divisa rossa e blu. Fuori nevicava.
Io stanchissimo, gli altri membri del progetto ansiosi.
I bambini, per il riscaldamento, sono stati condotti nella sacrestia della chiesa. Gigantesca e fredda anche la sacrestia. Freddissima.
Mi sono allontanato da loro per controllare che il pianoforte digitale fosse settato correttamente, che i microfino non andassero in feedback. La chiesa era piena di persone, si era sparsa la voce.
Circa quattrocento, cinquecento persone. Mi maledissi per aver accettato quella ripetizione.
Tornai nella sacrestia.
Avvenne una cosa bellissima. Avvertii il brusio, l'agitazione dei bambini da prima di entrare. Ma la cosa più bella la scoprii quando entrai. L'aria era diventata tiepida, lì dentro.
L'avevano riscaldata i bambini.
Quella, fu una serata speciale.
Nel pubblico, diverse persone hanno avuto i brividi. Alcuni hanno pianto, e hanno detto di non sapere perchè.
Non era tanto la perfezione, ma il "cuore", a causarli.
Quel tepore, mi aveva ricordato che, prima del risultato, c'è l'uomo.
Fuori continuava a nevicare, dentro c'era tanto calore.
Una cartolina, potrebbe sembrare.
Ma in realtà era tutto vero.
Maxx
Sapeva di monito, di protezione. Iniziava lento, ambiguo. Poi, la parte dei soprani svelava tutto, improvvisamente, aggiungendo il tassello mancante.
Quando l'ho diretta, ho catturato il coro, me ne sono reso conto. E lei ne era fiera.
Lei è nominata come una bravissima che dà tutto e vuole tutto.
L'ho sentita mentre diceva al commissario esterno: "E' un tipino, ma ha la musica dentro. Ha trasportato il coro dove voleva lui, anche se il gesto potrebbe essere migliorato, ottiene quello che vuole, trasmettendo emozioni".
Ero incredulo.
A Natale, stanco delle perversioni della musica elettronica, ho lavorato ad un progetto realizzato con centoventi bambini della scuola elementare. Canti tradizionali inglesi ed italiani.
Ho tirato fuori quelle nenie che sentivo da piccolo e le ho riarrangiate, con sobrietà, con una dolcezza misurata. White Christmas, invece, l'ho resa demoniaca, in un certo senso.Sussurri e parlati che rimandavano ai cartoni animati di Tim Burton.
Gestualità da marionette, una ssssss prolungata su degli accordi dissonanti da carillon
Di notte, a casa mia facevo gli arrangiamenti, due giorni a settimana, invece, facevo fare le prove ai bambini.
Ho compreso cosa significa avere duecento quaranta occhietti che ti scrutano, e che, se modifichi la tua espressione, cantano in maniera del tutto diversa.
La sera eravamo tutti distrutti.
Ma i bambini venivano alle prove un'ira prima dell'orario prestabilito.
Ho scelto una bambina come solista, e poi altri.
Mi hanno detto che la madre soffriva di sclerosi multipla.
Chissà, quel cuoricino quali carezze riceveva, dall'essere stata scelta. Chissà cosa significa nel cuore di una bambina poter cantare da sola, e dirlo alla mamma, al ritorno da scuola.
Mi sono dato un senso.
Abbiamo dovuto replicare lo spettacolo tre volte. E' stato un happening collettivo.
La terza volta è successo in una grande e fredda chiesa del mio paese. Dicembre, all'interno circa 5 gradi. I bambini imbottiti di maglioni di lana sotto la divisa rossa e blu. Fuori nevicava.
Io stanchissimo, gli altri membri del progetto ansiosi.
I bambini, per il riscaldamento, sono stati condotti nella sacrestia della chiesa. Gigantesca e fredda anche la sacrestia. Freddissima.
Mi sono allontanato da loro per controllare che il pianoforte digitale fosse settato correttamente, che i microfino non andassero in feedback. La chiesa era piena di persone, si era sparsa la voce.
Circa quattrocento, cinquecento persone. Mi maledissi per aver accettato quella ripetizione.
Tornai nella sacrestia.
Avvenne una cosa bellissima. Avvertii il brusio, l'agitazione dei bambini da prima di entrare. Ma la cosa più bella la scoprii quando entrai. L'aria era diventata tiepida, lì dentro.
L'avevano riscaldata i bambini.
Quella, fu una serata speciale.
Nel pubblico, diverse persone hanno avuto i brividi. Alcuni hanno pianto, e hanno detto di non sapere perchè.
Non era tanto la perfezione, ma il "cuore", a causarli.
Quel tepore, mi aveva ricordato che, prima del risultato, c'è l'uomo.
Fuori continuava a nevicare, dentro c'era tanto calore.
Una cartolina, potrebbe sembrare.
Ma in realtà era tutto vero.
Maxx
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